La riservatezza dei nostri dati personali, che ormai comunemente indichiamo con il termine inglese Privacy, � il diritto di decidere quali delle informazioni personali che ci riguardano possano essere divulgate.
EÕ interessante considerare lÕespressione del giurista Louis Brandeis che, pioniere della materia, coni˜ nel 1890 lÕespressione: Òthe right to be let aloneÓ (lett. Òil diritto di essere lasciati in paceÓ) perchŽ � indubbio che la riflessione complessiva parte dalla necessitˆ di regolamentare lÕutilizzo dei dati personali ed impedirlo nei casi in cui esso non sia autorizzato.
Ma il mondo moderno � retto ormai dalla rete: dal punto di vista sociologico noi cediamo parte della nostra riservatezza quando condividiamo, postiamo, fotografiamo, pubblichiamo o trasmettiamo stati dÕanimo, emozioni, sensazioni, pensieri.
Dove mettere allora il confine? Esiste un modo per distinguere lÕutilizzo lecito da quello illecito quando noi stessi tendiamo a rendere pubblici i nostri dati?